Perché il restyling di un logo?

Il logo è uno dei pilastri fondamentali delle strategie di marketing e di comunicazione. Esso rappresenta il tratto distintivo e riconoscibile di un brand, la sua carta di identità, il suo biglietto da visita. Per questo è importante che, dietro al semplice segno grafico, vi sia un attento studio e un’analisi approfondita del target, del posizionamento aziendale e di ciò che si desidera comunicare.

Un logo ben progettato e coerente con il business, inoltre, rafforza la riconoscibilità e la fiducia da parte dei consumatori. Ecco perché la progettazione di un logo si inserisce all’interno delle più ampie strategie aziendali, con l’obiettivo di trasmettere ai potenziali consumatori la vera essenza del brand.
Un’essenza che, nel tempo, può andare incontro a trasformazioni dovute ai cambiamenti di scenario o di direzione aziendale. E così anche il logo dovrà mutare, evolversi, e non rimanere immobile nella sua versione iniziale. Questo processo prende il nome di restyling che, spesso, è strettamente connesso al concetto di rebranding.
Ma facciamo un passo indietro.

Come creare un logo efficace

Quando si realizza un logo, bisogna definire parallelamente la brand identity, ossia il modo in cui l’azienda desidera comunicare all’esterno la sua vision, la sua mission e i suoi valori. Questa è necessario che sia ben chiara, in modo che il target di riferimento possa riconoscere con facilità la marca e associarla automaticamente ai suoi prodotti. Il logo, quindi, riassumerà gli elementi identitari del brand.

Si passa poi alla progettazione grafica vera e propria. Monogramma, pittogramma, stemma, wordmark: la scelta della tipologia di logo ricade su molteplici possibilità, ma è necessario analizzare il settore e i competitor per selezionare quella più adatta all’obiettivo.

Il passo successivo riguarda la definizione del font, ossia del carattere tipografico, e della palette colori, considerando che a ogni tonalità il cervello associa automaticamente uno stato d’animo, perciò risulta utile la conoscenza della psicologia dei consumatori.
L’obiettivo? Essere memorabili e creare attaccamento alla marca da parte del target, facendo breccia nel cuore delle persone e rispondendo ai loro bisogni e desideri.

Affinché un logo sia efficace deve:
• Essere semplice ma mai banale, di facile comprensione;
• Trasmettere un messaggio che sia coerente con i valori aziendali;
• Essere ben leggibile nei suoi diversi formati;
• Adattarsi ai vari canali di comunicazione utilizzati dal brand.

Facciamo chiarezza: rebranding e restyling

Come noi non portiamo lo stesso look di dieci anni fa, allo stesso modo il nostro logo deve rimanere al passo con i tempi ed evolversi con essi.
Questo processo prende il nome di restyling, ossia un’azione di comunicazione che ha come obiettivo rinfrescare l’immagine di un brand, per svecchiarlo e renderlo più moderno. Si tratta di un intervento leggero, che mira a rivedere la grafica di un logo alla luce dei cambiamenti.

Quando, invece, l’azienda va incontro a una vera e propria trasformazione – dal cambiamento della mission, a un mutamento del proprio pubblico e una variazione delle tendenze, fino alla fusione tra due imprese – è necessario occuparsi del rebranding, cioè una vera e propria azione di marketing strategico in cui si cerca di modificare la percezione della marca da parte dei consumatori cambiandone l’aspetto. L’obiettivo? Riposizionare il valore di un brand già esistente attraverso la costruzione di un’immagine coordinata totalmente nuova.
In entrambi i casi, l’importante è mantenere la coerenza con l’essenza della marca in modo da non disorientare i consumatori.

Alcuni esempi

Barilla ha subìto moltissimi cambiamenti del logo fin dalla sua origine. Oggi perde il doppio ovale simmetrico e la sua componente bianca, che rappresentava il tuorlo e l’albume di un uovo tagliato a metà, che fino ad ora ha rappresentato le origini del marchio. Il nuovo logo si tinge, dunque, di un rosso intenso in grado di raccontare al meglio l’ampia offerta del brand che risponde ai bisogni in continua evoluzione del consumatore, ne sono un esempio la pasta integrale e la pasta senza glutine.

Anche Peugeot, dal 1850 a oggi, ha cambiato diverse volte il suo logo rimanendo, però, sempre coerente con la brand identity dell’azienda. Il cambiamento del pittogramma, dal leone rampante alla sola testa di leone inscritta in uno scudo, può sembrare quasi una rivoluzione. Si tratta invece di un ritorno al passato dove si riprendono le forme e il concetto di un logo già utilizzato in precedenza. Il logo, infatti, è molto simile a quelli usati dal 1960 al 1980. Mantenendo comunque l’effige del leone, che ha da sempre caratterizzato l’azienda, si è creato un logo nato per durare nel tempo.

Il logo Disney non ha subito molti mutamenti del tempo, ma possiede una particolarità unica. Inizialmente si trattava della sola firma di Walt Disney, rimasta quasi invariata fino al 1972. Successivamente inizia ad apparire il famoso castello che, a seconda del cartone presentato, è stato adattato e modificato nei colori o in alcuni dettagli. Questo denota la grande forza del brand, che può permettersi di giocare con la sua identità senza modificare il suo logo nel tempo.

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